3 settimane!

Non si direbbe, ma anche si direbbe che sono ormai tre le settimane di Colombia. Diciamo che adesso il tempo passa con più regolarità, anche per il fatto che in alcuni aspetti della nostra vita è entrata un po’ di routine, non nel senso di che-barba-che-noia-che-barba, ma nel senso “ahhh, questo so come farlo”. Bisogna anche dire che di Medellin non abbiamo visto un granchè, anzi abbiamo visto proprio pochino. Il fatto è che vediamo ancora come molto rischioso tentare una gita fuori porta o qualcosa di “turistico”. Basta un minimo di esperienza nuova, anche se per noi è scontata, che mette in ansia i bambini e l’ansia porta al disorientamento, il disorientamento all’insofferenza, l’insofferenza alle crisi e le crisi al Lato Oscuro della Forza. Quindi è Male.
Siamo ancora in attesa di segnalazioni da parte del tribunale e speriamo di poter andare presto a Bogotà. Certo sono nuovi cambiamenti e nuove fatiche, ma almeno ci avviciniamo un po’ di più a casa e magari ci sono un po’ più di opportunità per i bambini.
Oggi siamo andati ancora (è la quarta volta) al Parque Norte. E anche oggi la giornata è andata bene. Tutt’e due i pargoli si alzano di buon umore, per pochissimo non siamo riusciti a fare la colazione tutti e quattro insieme, ma la cosa si risolve rapidamente. Giochiamo ancora tutti insieme a prenderci, a farci il solletico, e ci prepariamo (ci siamo dimenticati di scrivere che ieri Juan, una volta tornati a casa, si è pulito accuratamente le sue scarpe nuove). E in taxi ci facciamo portare al Parque Norte. La giornata è splendida, un sole vivace risplende sulle nostre epidermidi.
Le giostre, il pranzo, ancora giostre. Verso le 14:30 il cielo si annuvola, si sentono i primi tuoni proprio sopra di noi e si aprono le cataratte del cielo. Piove come se dovesse risolvere il problema della desertificazione in mezz’oretta.
Ci rifugiamo in un chiosco con una cinquantina di persone che hanno avuto la stessa idea. Mentre siamo lì, tentando di riscaldarci pensando al sole della mattinata, Juan… avevamo già scritto che Juan è attentissimo a quello che succede intorno? Che controlla ogni cosa? Che l’abbiamo soprannominato “Occhio di Lince”?… be’ Juan esclama: “un’IGUANA!” e indica nel cespuglio davanti al chiosco, verso un rettile che sarà stato lungo anche più di un metro.
Intoniamo subito la canzoncina “La Iguana e il Perezoso” che dice più o meno che c’era una volta un’iguana che beveva caffè alla ora del te. E l’iguana ci degna di una passerella lemme lemme. Non così lemme da riuscire a recuperare la macchina fotografica sepolta nello zaino. Pazienza.
A proposito di soprannomi: oggi abbiamo deciso che per Mariana il soprannome che più si adatta è Alzata-con-pugno.
Sulla strada del ritorno incontriamo una comparsa vestita da mascotte del parco: una ragazzina con i capelli viola vestita di verde. Mariana è subito rapita da questa apparizione e chiediamo di fare una foto insieme. Rimane talmente colpita che ci ha ripetuto per tutta la sera, cosa è successo, cosa ha fatto lei e cosa ha fatto la mascotte.
Cena trionfale: i genitori si scofanano un piatto di spaghetti con sugo al tonno e pomodoro (le olive non ce le hanno fatte mettere perchè non piacevano loro) e gli avanzi della verdura di ieri, mentre Occhio di Lince e Alzata con Pugno si mangiano due wurstel a testa. Juan ha l’idea di portare la radio in soggiorno cosicché ceniamo con la musica in allegria (ri-aggiungendo le olive visto che la pasta non la volevano più).
Anche il dopocena è particolarmente allegro: loro giocano saltando sul divano (meglio che si sfoghino qui visto che a casa nostra sarà off-limits) e saltandosi addosso, qualche caragnatina più che altro ben recitata, ma si sono divertiti. La musica viene mantenuta anche durante Lazy Town e alla fine vince sulla TV che viene spenta per ballare tutti insieme sulle note di qualche hit locale. La passione cala un po’ quando viene sintonizzata radio Maria di Medellin (e guai a girare).
Purtroppo il momento di andare a dormire è sempre critico per Juan. Ci stiamo lavorando e c’è qualche progresso, ma c’è ancora spazio di miglioramento.
Oggi Juan è stato particolarmente sereno, oggi è probabilmente il giorno in cui più spesso ha cercato Ale (anche per vedere insieme i Power Rangers!) e sul taxi ci ha sorpreso. Solitamente sta dalla parte opposta della vettura, spalmato contro la portiera del lato opposto a quello dove siede Ale. Oggi non solo ha accettato le coccole per tutto il percorso, ma dopo un po’ ha chiesto di cambiare lato venendo trovandosi nel poco spazio tra Ale e la portiera. Ha anche azzardato a sedersi sulle sue gambe rialzandosi subito esclamando “Era un chiste!” (sarebbe a dire uno scherzo).
Merita forse un po’ di spiegazione il perchè queste cose che possono sembrare così normali, siano per noi fonte di sorpresa e gioia. Fin da subito Juan si è tenuto lontano da Ale, sembrava spaventato. Questo è un modo indiretto di raccontarci la sua storia, una storia dove un bimbo ha paura di sua madre, un terrore vero e proprio, una sfiducia profonda. Non sappiamo i dettagli, ma li possiamo facilmente immaginare. La donna che avrebbe dovuto prendersi cura di lui, accudirlo e proteggerlo, l’adulto più importante per la sua vita di bambino è stata la persona che gli ha dato la fregatura più grossa.
Ale adesso è in quel ruolo di mamma per lui. E Juan conosce solo un modo di essere mamma, perchè questa nuova mamma dovrebbe essere diversa? Dovrebbe fare le cose diversamente?
E’ questo il senso del suo tenersi lontano, sottrarsi alle coccole, nascondersi stizzito sotto le lenzuola quando Ale va a dargli il bacio del buon giorno, non rispondere alle sue domande.
Ma, d’altro canto, Juan ci racconta di avere un bisogno fortissimo della mamma: lei è sempre presente in tutto. E’ un personaggio dei Power Rangers (il giallo in alcune serie, l’azzurro in altre), c’è nei progetti, nei disegni. Il disegno del cuoricino per la mamma con dentro scritto “te amo” ci ha fatto sciogliere l’altro ieri.
Non volendo incidere sulle riserve di Kleenex dei nostri lettori cambiamo argomento.
Come parliamo? Avevo già scritto che la lingua in effetti è un problema. Grazie al corso di spagnolo riusciamo a spiccicare qualche parola nell’idioma locale. Il risultato è un miscuglio di italiano e spagnolo che sta provocando rumori sospetti dalle tombe di Cervantes e Dante.
Ad esempio: “Metti il piatto sulla mesa”, “Cosa quieri mangiare?”. Dal canto loro i bambini hanno iniziato a mettere parole sospette nel loro vocabolario. Mariana dice: “cià” (nel senso di “cià, su, dai”). Juan oggi ha detto “me esta fastidiando”.
Se i nonni sentono fischi nelle orecchie, si tranquillizzino, non è l’apparecchio acustico difettoso (hihi), è che uno dei giochi più gettonati è quello di far finta di chiamarli al telefono (noi siamo quelli che ripetiamo di non toccare i tasti).

Ecco la vista che si gode dal nostro balcone al 10° piano.
Parque Norte, quasi meglio della televisione! (sia per i bimbi che per i genitori che si riposano guardandoli ingabbiati in qualche giostra).
CI-BO!!! Dopo essersi sbafata il pranzo di mammà completa con uno spiedino di pollo e patatine! Come si usa dire… che il Signore le conservi la vista!
Questa foto l’ha voluta fare Juan con l’autoscatto. Assicuriamo che la corda che si vede sullo sfondo serve per le tende e non la usiamo per legare i bambini.

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