Tribunale settimo della famiglia

Anche grazie al fatto che ieri sera avevamo sequestrato la televisione, questa mattina ci siamo svegliati al suono della sveglia (6:45) mentre i nostri figli ancora dormivano con la loro aureolina ben fissa sui cornini 🙂 Tutto sommato la preparazione e l’uscita di casa è andata come previsto. Viaggio in taxi di calma piatta, tipo prima della tempesta, con torta, bibite, tovagliolini, piatti, forchettine e bicchieri. Al tribunale incontriamo il nostro avvocato. Ci accomodiamo in un ufficio, purtroppo la giudice oggi non ci sarà, ma la festa si farà ugualmente. I bambini smettono di essere spaesati non appena un’impiegata inizia a gonfiare dei palloncini colorati.
Mentre Juan e Mariana prendono confidenza con gli impiegati dell’ufficio (poveri loro), noi controlliamo i documenti e ci accorgiamo che ci sono un po’ di errori (le doppie “S” dei nostri nomi si erano magicamente convertite in “X”). Niente di grave: la sentenza sarà comunque emessa oggi, ma dobbiamo attendere che vengano effettuate le correzioni. Intanto mangiamo la torta e beviamo le bibite.
Per rispondere a Jessica, la torta era tipo pan di spagna con un succo o uno sciroppo di qualche frutto locale. Il nome non l’abbiamo capito, ma conteneva la parola “Leche” (latte), quindi probabilmente c’era anche questo ingrediente. La coca cola (anzi Pepsi per la precisione) è stata solamente bevuta, siamo riusciti a risparmiare il lavoro extra all’impresa di pulizie del tribunale.
L’attesa si prolunga, si prolunga e poi diventa ancora più lunga. I bambini iniziano a dare segni di insofferenza. Vanno dai vari impiegati a cercare attenzione (Mariana) o videogiochi (Juan). Dopo un po’ smettiamo di cercare di contenerli: è una partita persa. Oggi quell’ufficio ha avuto un brusco arresto della produttività.
Tanto per spargere un po’ di sale sulle ferite, Mariana oggi stava in braccio ad un’impiegata, si faceva dare i baci, si faceva fare di tutto, anche disegnare sul suo foglio, cose che il più delle volte rifiuta aggressivamente da Ale.
Al fine arrivano le correzioni, firmiamo, salutiamo il gentile pubblico dicendo che ci saremmo fermati ancora volentieri, che la compagnia era bella, ma tutte le cose hanno un fine… non sempre uno scopo. L’orologio è avanti di due ore rispetto a quando siamo entrati. Due ore di FESTA… capirai che festa per noi.
Comunque a questo punto Juan e Mariana hanno i nostri cognomi: Pagani-Crespi. Dal punto di vista burocratico logistico adesso succederà questo: il collaboratore dell’avvocato si farà nove ore di macchina, tra la montagna e la giungla, sfidando il pericolo (davvero) per andare nel comune dove sono nati i nostri figli e richiederà il nuovo certificato di nascita (che verrà riemesso con i nostri cognomi). Dopo altre nove ore di macchina del ritorno ci consegnerà questi documenti. In ogni caso partiremo per Bogotà sabato pomeriggio, dove si svolgerà il resto dell’iter.
Oggi probabilmente è la giornata dell’orario colombiano. Infatti ci siamo recati all’agenzia viaggi per prenotare il volo per la capitale. Non si riusciva a venirne a capo, sarò stato dentro tre quarti d’ora con i bambini che, già provati dal tribunale, erano nervosi e irascibili. Alla fine emergiamo dall’agenzia con i nostri quattro biglietti… ora di andare a mangiare.
Il pranzo di oggi è stato, qualitativamente, il peggiore da quando siamo qui. Sarà che eravamo stanchi anche noi, sarà che i litigi e le discussioni su chi mangia cosa e chi lo fa per prima ci avevano sfinito, io e Ale abbiamo scelto di fretta due piatti che, francamente, potevano anche rimanere dov’erano.
Al pomeriggio, dopo il ritorno a casa, decidiamo di andare a fare merenda con un bel gelato al Crepes & Waffles.
Per cena scene di abbandono del desco familiare con resti in tavola… abbiamo il frigo pieno di avanzi e abbiamo deciso che riproporremo i piatti fino a che non vengano consumati. E, grazie a questa nuova ed illuminata politica, non avremo più bisogno di andare a fare la spesa (anche perché a Bogotà saremo in albergo… e come dice qualcuno di mia conoscenza con aria di scherno: “lollo-lollo!”).
Questa sera, dopo cena, strana “ricucitura” di Juan, che prende l’album (quello che gli abbiamo spedito dall’Italia) e chiede di vederlo con me e anche Ale si aggrega. Guarda, commenta, chiede che gli legga quello che avevamo scritto. Chiede di aggiungere un disegno nelle pagine vuote e viene fuori un piccolo capolavoro: sotto un sole felice e due nuvole altrettanto felici, un lungo e tortuoso cammino si snoda da Medellin all’Italia, passando per Bogotà; e un aereo ci trasporta tutti (con tanto di corona in testa) insieme a (un insolitamente capelluto) abuelo Nando, abuela Rosa e tio Edo (anche loro incoronati). E tutto contento si firma PaganiCrespi.
Ebbene sì, anche questa tappa Medellinense sta per concludersi, con tanti ricordi, tante emozioni su tutto lo spettro possibile e qualche rimpianto. Alla fine di Medellin abbiamo visto pochissimo e, da bravi viaggiatori, questo ci dispiace.

Pagani-Crespi
siamo appena arrivati e già i nostri figli iniziano a dare segni di insofferenza.
Crepes & Waffles
idem
Il disegno di questa sera, con tanto di didascalia. Sull’avion ci sono (da sinistra a destra) il pilota, papà, Juan, mamà, Mariana, abuelo Nando, abuela Rosa e tio Edo. La casa dell’Italia ha una scala che conduce al piano della nostra abitazione con due finestre una della nostra camera e l’altra della loro.

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