Aspettando Bogotà

Dopo aver saputo che sabato si cambia città, sembra di vivere una sorta di “già-non ancora”. Pensiamo già a Bogotà, ma non ci siamo ancora.Questa mattina ci siamo svegliati con Mariana nel letto, si è presentata ad Ale, in piedi che era ancora buio e lei, probabilmente più assonnata che intenerita, l’ha fatta accomodare.
Il momento piacevole del pisolicchio dopo la notte di sonno e prima di un giorno senza orari, quel momento in cui ti sembra di poter rimandare indefinitivamente il momento di aprire gli occhi, di poter decidere quando essere veramente sveglio, è stato interrotto dall’irruzione di Juan che ha iniziato a farci gli scherzi e ha acceso i power ranger in camera nostra… almeno sembrava contento.
Anche oggi, andando al centro commerciale, i piccoli ci hanno sorpreso per la loro compostezza: niente storie, niente soste ad ogni sasso o riga del marciapiede, niente “voglio” davanti ai vari baracchini che si incontrano per strada… si vede che essere Pagani-Crespi li ha cambiati.
L’obiettivo era quello di cambiare gli euro per poter pagare l’affitto della casa. Purtroppo al centro commerciale di fiducia non c’è nessun ufficio di cambio, così ci mandano quattro isolati più avanti all’Almacentro, un altro centro commerciale.
L’almacentro è più cupo, meno moderno e scintillante. Chiediamo alla guardia che ci indirizza in una finanziaria. Iniziamo a provare un gusto sadico quando, immobilizzati dalle lunghe attese, i piccoli iniziano a sfogarsi con le suppellettili dell’ufficio se non direttamente con gli impiegati. Così imparate a farci aspettare! Oggi Mariana ha sbirciato dentro il bancone di una impiegata mentre questa, cercando di ignorare il suo sguardo e i suoi sorrisini ammiccanti, tentava imperterrita di lavorare.
Il risultato è però che non ci cambiano tutti i soldi, adducendo come motivazione un non meglio precisato limite e comunque vogliono il passaporto originale che teniamo a casa: in giro portiamo una copia.
Un po’ scorati usciamo e Ale vede un altro ufficio di cambio… anche se ci chiediamo come mai le guardie ci abbiano indirizzati proprio nella finanziaria, entriamo e… in quattro e quattr’otto usciamo con un sacco di banconote colombiane (non senza prima aver lasciato l’impronta digitale).
Visto che serviranno le foto tessera per passaporti e visto cerchiamo di farle, ma il fotografo dove veniamo recapitati è a dir poco rustico (e anche non particolarmente simpatico).
Incastra un pannello di polistirolo sulla porta come sfondo e ci mette davanti uno sgabello instabile. Mariana deve stare in piedi con Ale che la tiene per le caviglie… accovacciata per non entrare nella foto. Juan può stare seduto. Mentre noi aspettiamo, aspettiamo, le due commesse litigano con il computer, ci richiedono se le foto le vogliamo proprio di quel formato… dopo almeno 10 minuti ci dicono che non possono fare queste foto perché la macchina fotografica (una digitale economica) non ha l’ingrandimento necessario e che dovremo rivolgerci ad un fotografo (vero, aggiungerei) in un altro centro commerciale.
Sfiancati, torniamo al nostro Premium Plaza dove mangiamo. Prima di tornare a casa passiamo dal supermercato e compriamo dei giochi ai bimbi. Questa volta però li conosciamo un po’ meglio e facciamo in modo di pilotare (o forse sarebbe più corretto dire “vincolare”) le scelte. Per Juan 3 macchinine Hot Wheels a sua scelta e per Mariana una bambolina. Come si può vedere dalle foto sotto hanno apprezzato tantissimo ed hanno giocato per tutto il pomeriggio e tutta la sera (adesso sono a letto rispettivamente con macchinine e bambolotto).
Mariana da due giorni è particolarmente nervosa e questo lo esprime con gli atteggiamenti possibili per una bimba di 3 anni e mezzo: ascolta meno del solito, è più provocatoria, accetta meno i contatti e le coccole. Questa sera si è addormentata prima di cena. Ale ha prima cercato di svegliarla senza successo, poi ha commesso l’errore di prenderla in braccio, Mariana, nel sonno, s’è avvinghiata. Per quanto Ale tentasse era impossibile togliersela di dosso e metterla sul divano. Così ha mangiato seduta sul divano con Mariana in braccio.
Dopo cena Mariana s’è svegliata con una faccia minacciosa e ha iniziato a pestare Ale, prima adagio ancora intorpidita dal sonno, poi ha aumentato l’intensità. Dopo essere stata messa giù, Mariana, ha iniziato ad insultarci, sempre più spesso, mentre noi la ignoravamo, e infine a sputare sul divano. A questo punto l’abbiamo presa e lei ha iniziato la crisi. Sempre cercando di graffiare, mordere, dare calci. Meno male che ha tre anni e mezzo e non è armata (armi naturali a parte).
(Riflettevamo giusto ieri, ripensando alla scena della mattina: l’impiegata del tribunale con Mariana in braccio teneramente… non sapeva di tenere tra le braccia una bomba pronta ad esplodere in qualsiasi momento).
Comunque la crisi è rientrata: l’abbiamo lasciata stare per un po’, mentre si placavano i singhiozzi, è rimasta a guardarsi nel riflesso della porta-finestra, poi è andata in camera dal fratello. Quando siamo andati anche noi, pochi minuti dopo, ha riallacciato con tutt’e due con delicatezza, giocando e sorridendo.
Passata l’emergenza crisi (siamo giù a 1 al giorno) si vedono tutti gli altri problemi: le dinamiche del dinamico duo, le gelosie, gli impuntamenti, i loro litigi. Una matassona ingarbugliata a metà strada tra un nodo gordiano ed una partita di Shangai. Noi siamo “solo” due e più volte siamo indecisi davanti a certe scelte che farebbero bene a uno, ma male all’altro (oppure scatenerebbero ire fuoriose).
Siamo anche un po’ in pensiero per i cambiamenti di Bogotà. Innanzitutto ci sarà il “cambiamento” e questo sarà sicuramente foriero di tensioni e crisi varie. Poi saremo in albergo anziché in residence. Da una parte più comodità per pasti e pulizie, più socialità con altre famiglie adottive e spazi perché i bambini giochino insieme, dall’altra più tensioni “sociali”, meno intimità, spazi più ristretti… vedermo, se siamo arrivati fin qui non ci arrenderemo di certo davanti a queste cose… almeno non dovremmo.

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