Peluqueria e Candelaria

Il record del risveglio di ieri mattina è rimasto purtroppo imbattuto, questa mattina siamo tornati su orari più canonici. Il tempo è urfido: piove a dirotto per tutta la mattina. Decidiamo che oggi potrebbe essere un buon giorno per andare alla peluqueria, cioè il parrucchiere. Così facciamo ranzare Juan e un’equipe di professionisti del capello cerca prima di fare lo shampoo a Mariana, ma decide di ritirarsi al primo caduto (professionista, non capello). Poi le fanno la piega con esito migliore fino a quando lei si stufa e i parrucchieri arretrano alzando bandiera bianca.
Risultato Mariana con i capelli lisci a caschetto… sembrava un po’ Condoliza Rice.
Nel pomeriggio il tempo migliora e decidiamo di andare a vedere il centro di Bogotà, la cosiddetta zona della Candelaria, in onore al nome di una chiesa che lì si trova.
Il viaggio in taxi è tranquillo, così tranquillo che Mariana si addormenta… o forse è vero il viceversa. Il tassista ad un certo punto mi chiede che strada vogliamo che faccia. Boh, veda lei. Comunque alla fine arriviamo, sotto un cielo grigio, in una piazza piena di piccioni, delimitata da chiese e palazzi. È la piazza Bolìvar. A parte una cappella, qui si trova la Cattedrale di Bogotà che sorge nel posto dove la leggenda vuole che sia stata celebrata la prima Messa della città.
Il quartiere delle Candelaria ci appare un po’ triste, malgrado le case colorate e le stradine pedonali. La chiesa omonima è di un giallo vivacissimo. Mariana, dalla sua posizione privilegiata in braccio alla mamma, osserva tutto. Juan, inizia a chiedere di tornare a casa dopo 100m a piedi.
Ci sono tantissime guardie, poliziotti e militari che presidiano il quartiere. Ci sono anche tanti che chiedono l’elemosina. C’è anche qualche turista che cerca di non sembrarlo troppo.
Alla fine del giro chiediamo ad una guardia privata se ci può chiamare un taxi e lei ci dice di fermarne uno qualsiasi per strada… ma è sicuro? Chiedo io. Certo risponde lui. Probabilmente è sicuro… riuscendoci: i taxi sono tutti occupati e passano 15 minuti buoni prima che riusciamo a trovarne uno.
Mariana passa il ritorno piangendo a squarciagola con un’ottima interpretazione. Dice che le fa male il dente, probabilmente è vero, ma non ha mai pianto in questa maniera. Verosimilmente il pianto è dettato più che altro dalla stanchezza. Il rientro a casa con Taxi in Colombia è sempre molto particolare: è il passeggero che si deve occupare di indicare la strada al conducente, se non vuole passare in taxi ben più tempo del dovuto. Anche oggi va così. L’omino ci chiede se questa è la zona, noi rispondiamo che si, è molto probabile. E così via fino a che, scrutando i dintorni, non riusciamo a riconoscere la sagoma famigliare del centro commerciale.
El Portal, con la sua struttura ha tanti vantaggi, ma anche qualche difettuccio. Questa sera con stereo a manetta e bambini esagitati che ballavano e genitori che dall’altra parte della struttura urlavano istruzioni ai propri figli (che naturalmente li ignoravano, innescando una retroazione positiva: urla più forti), dopo poco non vedevamo l’ora di andare a letto. Appena l’orologio ha segnato qualcosa di accettabile abbiamo ordinato la ritirata e con un po’ di stupore nostro, Juan e Mariana sono saliti in camera quasi senza fare storie.
Ripensando alla giornata, oggi è il primo giorno senza crisi. Anzi, a parte il pianto di Mariana sul taxi di ritorno è stata una giornata senza pianti. Qualche muso e imbronciatura passeggera, però niente lotte.

Eccomi qui con due belle codine che mi ha fatto la mia mamma dopo il lavoro del parrucchiere!
Turisti. Juan ha appena finito di dire: “quiero ir a casa”
Profilo!
La chiesa della Candelaria
Ci sono foto che non riesco a non scattare. È più forte di me.
La stradina della candelaria che compare in tutte le foto dei turisti. Questa però l’abbiamo fatta noi.
Piazza Bolìvar con la Cattedrale

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