Luci ed ombre

L’alba è radiosa. Innanzitutto perché non è l’alba, nemmeno le 6:30am, non c’è il grido di “all’ataque!”, ma alle 7:30 Juan si intrufola nella nostra camera e con un sorrisone ci bacia e ci abbraccia tutt’e due. Tendiamo l’orecchio per sentire se sta piovendo… niente. Colazione all together, che non è da poco. Bisticci minori mentre i bimbi fanno il bagno insieme. Probabilmente non è una buona mossa, anche se loro si divertono finisce che si distraggono e si “fastidiano” a vicenda, il bagno dura un’eternità e il povero genitore che dirige si trova più spesso a impartire ordini e separare i litiganti che a una placida sorveglianza.
Questa mattina abbiamo chiamato la referente dell’ente per sentire se c’era qualche novità circa il progresso delle nostre pratiche. Purtroppo non sapeva nulla anche se ormai è una settimana che la richiesta è stata accettata. Abbiamo anche scoperto (con un po’ di scoramento) che dopo la sentenza dovremo comunque aspettare i nuovi certificati di nascita che verranno ri-emessi dal comune dove sono nati (che non è Medellin), prima di partire per Bogotà. Il che significa che è abbastanza probabile che anche settimana prossima saremo qui.
Verso tarda mattinata usciamo per … il centro commerciale (diamogli un nome, visto che non è un’esperienza passeggera: Premium Plaza). L’idea è quella di comprare dei costumi da bagno per Occhio-di-Lince e Alzata-con-Pugno in modo che prima o poi si possa andare in piscina. Lungo la strada Juan si inventa di giocare a calcio prima con un frutto e poi, quando finisce in un giardino privato, con un sasso. E noi a sentirci “genitori di strada” mentre giochiamo a calcio con loro.
Va tutto bene, anche al centro riusciamo abbastanza a controllare l’ansia da acquisto girando per ben tre negozi prima di trovare qualcosa. La sfortuna vuole che il costume c’è solo per Mariana e non per Juan. Muso lungo e piva scattano per il povero Occhio-di-Lince. Però la cosa si ferma lì e con un po’ di coccole, un po’ di rassicurazioni, un po’ di tanta attenzione, la piva passa davanti ad uno spiedino di pollo con patatine fritte.
La seconda esperienza nei negozi di abbigliamento è andata un po’ meglio. Sono sempre spaesati: Mariana che esce dal negozio anziché entrare nel camerino per provarsi il costume; Juan che non spiccica una parola… anche se loro affermano di essere già stati a comprarsi vestiti, noi abbiamo qualche dubbio.
E’ vero che ormai il Premium Plaza è una sorta di seconda casa. Una casa un po’ speciale dove entriamo trascinando un figlio e usciamo di corsa con in braccio l’altro urlante e scalciante (per fortuna non sempre). Però ormai sono tre settimane che a giorni alterni andiamo lì. Eppure ancora non siamo riusciti a visitarlo tutto. Così, dopo pranzo, raccogliamo l’invito di Juan di salire una scala e ci troviamo in una sezione dove non eravamo mai stati. C’è una palestra e un’area giochi!
Sbirciando l’immensa sala giochi, la prima domanda che ci sorge spontanea è: “ma chi ce lo fa fare di andare al Parque Norte? Qui c’è tutto!”. E, in effetti, c’è parecchia roba: videogiochi, il trenino, la nave pirata, gli autoscontri… Nostro figlio è come impazzito, salta a destra e a manca ripetendo ossessivamente: “quiero este!” (voglio questo).
Decidiamo che si può passare un po’ di tempo qui e compriamo la tessera, dicendo che avremmo fatto un gioco per uno.
Mariana inizia con una jeep che va avanti e indietro (stando ben ferma), mentre Juan si lascia gabbolare da uno di quegli aggeggi che con un gancio meccanico pescano in una vasca piena di peluche senza naturalmente riuscire a prendere nulla. Il gioco termina in 10 secondi circa.
Insoddisfatto si butta su un calcetto-hockey dove i due giocatori si devono fronteggiare tirandosi un dischetto che viaggia su una superficie priva di attrito. Peccato che lui si stanca dopo 30 secondi. Così continuiamo a giocare io e Alessandra, cercando di ignorare i vari “mamà, mire!” (mamma guarda!) e “papà, quiero este”. A fatica terminiamo il gioco e i bimbi entrano insieme sul trenino e dopo in una specie di palestra con scivoli, scale, pallestra, trampolino. Mariana esce prima dello scadere del tempo per andare in bagno. Inizia ad essere pomeriggio avanzato e così cerchiamo di comunicare ai nostri figli che faranno l’ultimo gioco e poi torneremo a casa. Purtroppo la comunicazione è oltremodo difficoltosa: devo placcare Juan per impedirgli di andare via mentre parlo e Ale non riesce nemmeno a iniziare a parlare a Mariana perché quando cerca di prenderla in braccio lei inizia la crisi con pianto, sputi e graffi e le tocca portarla fuori.
Juan decide per un videogioco con la moto e Mariana rientra nella palestra.
Purtroppo il concetto di “ultimo” è relativo, così, mentre aspettiamo che Mariana esca dalla palestra Juan continua a ripetermi “quiero otro” (voglio un altro), dopo un po’ mi stufo di questa solfa e inizio a contro-tormentarlo con “ti-ricordi-cosa-ti-avevo-detto-?” Lui un po’ sorride, un po’ cerca di tapparmi la bocca, poi visto che non smetto (sostanzialmente perché non smette lui) si immusonisce.
Finalmente Mariana esce dalla palestra e impiega un tempo infinito per mettersi le scarpe. Visto che comunque prima o poi doccia, cena e allettamento sono da fare (e che prima o poi il Sole si spegnerà) decidiamo di forzare la cosa.
Parte un’altra crisi, anche se ormai abbiamo il fondato sospetto che si tratti di capricci veri e propri, violentissimi perché le nostre braccia (soprattutto quelle di Ale) portano i segni dei graffi, ma comunque di capricci. Non si spiegherebbe altrimenti come mai a un certo punto esclama “voglio il gelato” e la rapidità con cui passano.
Mentre lei fa questa scena, le guardie ci osservano e si avvicinano… sentiamo il fiato del Telefono Azzurro sul collo, ma anche questa volta ci va bene.
Alzata-con-Pugno si calma e riusciamo anche a fare la spesa.
La sera le cose rientrano un po’. Cena parzialmente a parte: Juan si rifiuta di mangiare pollo e patate, mentre Mariana inizia, mette un sacco di sale e poi pianta lì.
Questa sera attuiamo anche il programma che avevamo pensato: tv accesa fino alle 20:30, poi pigiama-denti-pipì e poi si fa più o meno quello che si vuole, possibilmente insieme e alle 21:00 a nanna con un racconto.
Il programma funziona bastantemente: a parte Juan che vuole che gli leggiamo il secondo racconto e, al nostro rifiuto, inizia i capricci. Lasciamo la camera per non vedere scene pietose.
Una bella giornata, ma anche una “giornatina”. Da una parte i nostri figli sembrano più sereni, la mattinata è stata praticamente idilliaca. Dall’altra l’uscita dalla sala giochi, per quanto molto più limitata nel tempo, incide sulla mia oggettività.
Il dialogo con Ale, praticamente continuo, è preziosissimo, sia per rimettere in prospettiva gli eventi, sia per dare delle interpretazioni a quello che succede (a volte lei è … molto “educatrice”, per fortuna), sia per rincuorarci e farci coraggio.
Per oggi niente foto.

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